martedì 12 febbraio 2013

Il museo dell'oro di Bogota'



           Venerdi 1 febbraio 2013
Nottata insolita per molti versi. La stanchezza accumulata in quest'ultimo periodo e anche la tensione per tutte queste novita' non mi consentono un sonno tranquillo, mi sveglio piu' volte durante la notte e ancora non ho piena consapevolezza di quello che mi sta accadendo. Sembra di vivere come in un sogno ma non nel senso estatico del termine, è tutto come ovattato.
Da ieri nulla potra' essere piu' come prima, le decisioni prese hanno deviato il corso della mia vita e sono affascinato e intimorito dall'idea dell'imprevedibilita' del futuro.
Ci alziamo alle otto, oggi in programma, oltre ad altro, c'è la visita al museo dell'oro. Sara' il mio primo vero contatto con questa megalopoli di circa dieci milioni di abitanti.
Colazione con succo di papaia, caffe'e tartine con formaggio, doccia veloce e via.
Per gli spostamenti in citta' non è consigliabile l'auto, meglio i mezzi pubblici, i taxi hanno tariffe piu' che ragionevoli e ce ne sono tantissimi. Naturalmente sono confuso sulla topografia cittadina, so solo che da casa al museo impieghiamo piu' di mezza ora e fortuna che non c'è traffico. Il taxi è un'auto di piccola cilindrata, tipo fiat panda, e l'autista guida da schifo, accellerate, brusche frenate, sterzate improvvise, sembra di stare sulle montagne russe, un tormento, Elvira dice che gli autisti piu' giovani guidano meglio, staremo a vedere. La corsa costa novemila pesos (circa quattro euri) poco piu' del biglietto del bus per due persone. Da come tutti guidano, sembra di essere a Roma o a Napoli, non c'è molta disciplina, e anche se le autorita'sono molto severe con chi commette infrazioni sembra che la cosa non abbia molta importanza.
Il museo è in uno stabile a sei piani, di cui due interrati, gli interni sono rivestiti in marmo, nel piano primo (terra) c'è l'atrio con la cassa (seimila pesos per l'ingresso), gli ascensori e le scale che condcono ai piani.
Al secondo inizia l'esposizione che, con un percorso obbligato, propone sia attraverso filmati che con didascalie nelle opere esposte la storia , dal diecimila A.C. al ventesimo secolo, e l'evoluzione di oro argento rame e manufatti. Nei vari reparti si trovano esposti reperti di origine prevalentemente funeraria, collane, anelli, bracciali, gambali, pettorali. Ci sono maschere statuine, vasi e piatti in terracotta di uso comune. La maggior parte degli oggetti sono di fattura semplice. La porta della camera blindata, che protegge gli oggetti di maggior valore,è impressionante, tutta in acciaio ha uno spessore di cinquanta cm. e il retro in plexiglass mostra sbarre di venti.
Viene male a pensare quanto i colonizzatori spagnoli abbiano derubato alle popolazioni indigene e questa è, purtroppo, una storia che si ripete anche ai nostri giorni, solo che ora non si chiamano piu' colonizzatori ma esportatori di democrazia.
I due piani interrati ospitano le mostre temporanee, in questo periodo c'è quella su gli indiani del nord america. Sono soddisfatto, è una struttura che vale la pena visitare.
Vicino al museo c'è il palazzo presidenziale. Gia' avvicinandosi alla piazza antistante si nota la presenza massiccia delle forze di polizia. É possibile anche visitare il palazzo del presidente, ma solo previa prenotazione, noi ci limitiamo a percorrerne il perimetro che è proprio blindato, per due volte ci chiedono di mostrare il contenuto della borsa che portiamo con noi. Esattamente come da noi, il potere deve sempre mostrare al popolo la sua forza.
Qui in centro è pieno di negozi, non piu' tiende, ma nello stile occcidentale e consumistico, presenti numerose marche importanti, anche italiane.
Per pranzo c'è l'imbarazzo della scelta, devo assaggiare tutto, oggi è la volta di una insalata di frutta, un mix di fragole banane e altri, di cui prima o poi imparero' i nomi, affogato nello yogurt.
Con un taxi torniamo nel nostro quartiere che si chiama barrio Monjes , vicino casa c'è un internet point e ne approfitto per rispondere alle email che trovo numerose.
Prima di rientrare passiamo a salutare la mamma di Elvira, è una signora di 75 anni e anche se possiamo scambiarci solo poche parole per via della lingua, mi sorride sempre. Elvira rimane a chiacchierare con sua mamma, io rientro in casa, sono in ritardo con il diario e, anche se non ho ancora internet, voglio prendere appunti per il blog. Scrivendo il tempo vola, si sono fatte le otto quando Elvira rientra con la cena gia' pronta preparata da sua mamma, riso in bianco, che non manca mai, e pesce rimasto da ieri, ma che oggi è ancora piu' gustoso.
 Andiamo a letto presto, stanchi della lunga camminata durata sette ore. Il fine settimana che inizia domani contiamo di trascorrerlo a Flandes, Elvira vuole mostrarmi la casa che ha li e vedere se mi piace il posto

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