Venerdi 1 febbraio 2013
Nottata insolita per molti versi. La
stanchezza accumulata in quest'ultimo periodo e anche la tensione per
tutte queste novita' non mi consentono un sonno tranquillo, mi
sveglio piu' volte durante la notte e ancora non ho piena
consapevolezza di quello che mi sta accadendo. Sembra di vivere come
in un sogno ma non nel senso estatico del termine, è tutto come
ovattato.
Da ieri nulla potra' essere piu' come
prima, le decisioni prese hanno deviato il corso della mia vita e
sono affascinato e intimorito dall'idea dell'imprevedibilita' del
futuro.
Ci alziamo alle otto, oggi in
programma, oltre ad altro, c'è la visita al museo dell'oro. Sara' il
mio primo vero contatto con questa megalopoli di circa dieci milioni
di abitanti.
Colazione con succo di papaia, caffe'e
tartine con formaggio, doccia veloce e via.

Per gli spostamenti in citta' non è
consigliabile l'auto, meglio i mezzi pubblici, i taxi hanno tariffe
piu' che ragionevoli e ce ne sono tantissimi. Naturalmente sono
confuso sulla topografia cittadina, so solo che da casa al museo
impieghiamo piu' di mezza ora e fortuna che non c'è traffico. Il
taxi è un'auto di piccola cilindrata, tipo fiat panda, e l'autista
guida da schifo, accellerate, brusche frenate, sterzate improvvise,
sembra di stare sulle montagne russe, un tormento, Elvira dice che
gli autisti piu' giovani guidano meglio, staremo a vedere. La corsa
costa novemila pesos (circa quattro euri) poco piu' del biglietto del
bus per due persone. Da come tutti guidano, sembra di essere a Roma o
a Napoli, non c'è molta disciplina, e anche se le autorita'sono
molto severe con chi commette infrazioni sembra che la cosa non abbia
molta importanza.
Il museo è in uno stabile a sei piani,
di cui due interrati, gli interni sono rivestiti in marmo, nel piano
primo (terra) c'è l'atrio con la cassa (seimila pesos per
l'ingresso), gli ascensori e le scale che condcono ai piani.
Al secondo inizia l'esposizione che,
con un percorso obbligato, propone sia attraverso filmati che con
didascalie nelle opere esposte la storia , dal diecimila A.C. al
ventesimo secolo, e l'evoluzione di oro argento rame e manufatti. Nei
vari reparti si trovano esposti reperti di origine prevalentemente
funeraria, collane, anelli, bracciali, gambali, pettorali. Ci sono
maschere statuine, vasi e piatti in terracotta di uso comune. La
maggior parte degli oggetti sono di fattura semplice. La porta della
camera blindata, che protegge gli oggetti di maggior valore,è
impressionante, tutta in acciaio ha uno spessore di cinquanta cm. e il retro in plexiglass mostra sbarre di venti.
Viene male a pensare quanto i
colonizzatori spagnoli abbiano derubato alle popolazioni indigene e
questa è, purtroppo, una storia che si ripete anche ai nostri
giorni, solo che ora non si chiamano piu' colonizzatori ma
esportatori di democrazia.
I due piani interrati ospitano le
mostre temporanee, in questo periodo c'è quella su gli indiani del
nord america. Sono soddisfatto, è una struttura che vale la pena
visitare.
Vicino al museo c'è il palazzo
presidenziale. Gia' avvicinandosi alla piazza antistante si nota la
presenza massiccia delle forze di polizia. É possibile anche
visitare il palazzo del presidente, ma solo previa prenotazione, noi
ci limitiamo a percorrerne il perimetro che è proprio blindato, per
due volte ci chiedono di mostrare il contenuto della borsa che
portiamo con noi. Esattamente come da noi, il potere deve sempre
mostrare al popolo la sua forza.
Qui in centro è pieno di negozi, non
piu' tiende, ma nello stile occcidentale e consumistico, presenti
numerose marche importanti, anche italiane.
Per pranzo c'è l'imbarazzo della
scelta, devo assaggiare tutto, oggi è la volta di una insalata di
frutta, un mix di fragole banane e altri, di cui prima o poi
imparero' i nomi, affogato nello yogurt.
Con un taxi torniamo nel nostro
quartiere che si chiama barrio Monjes , vicino casa c'è un internet
point e ne approfitto per rispondere alle email che trovo numerose.
Prima di rientrare passiamo a salutare
la mamma di Elvira, è una signora di 75 anni e anche se possiamo
scambiarci solo poche parole per via della lingua, mi sorride sempre.
Elvira rimane a chiacchierare con sua mamma, io rientro in casa, sono
in ritardo con il diario e, anche se non ho ancora internet, voglio
prendere appunti per il blog. Scrivendo il tempo vola, si sono fatte
le otto quando Elvira rientra con la cena gia' pronta preparata da
sua mamma, riso in bianco, che non manca mai, e pesce rimasto da
ieri, ma che oggi è ancora piu' gustoso.
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