Che caldo, ho spento il condizionatore
solo all'alba. Appena svegli il primo pensiero è di andare a fare un
tuffo in piscina, presto presto, prima di partire. In questo hotel,
vista la scarsita di clienti infrasettimanali, non preparano neanche
un caffe'. Ancora una doccia e poi via verso Flandes, sono solo pochi
km e anche qui fa un caldo afoso. Elvira mi fa visitare la sua casa,
ora affittata, e, dopo aver sbrigato qualche commissione, decidiamo
di rientrare a Bogota'. Per il ritorno facciamo un itinerario
diverso, meno trafficato, si sale e scende continuamente, siamo sulle
Ande, in mezzo ad una foresta tropicale rigogliosa e, a volte, piu'
in alto delle nuvole. L'auto avanza a fatica, qui si usa mescolare
due tipi di benzina, una a piu' basso numero di ottani, ne consegue
un minore rendimento del motore. Il rientro a Bogota' e alla sua
frescura è molto piacevole dopo due giorni di afa. Passiamo a
recuperare il passaporto dalla cognata di Elvira ed anche qui sono
accolto con calore.
In questi giorni ho trascurato la
stesura di questo diario/racconto, ma non certo per mancanza di
volonta', è che tutte le novita' che sto vivendo fanno si che il
tempo voli, la mancanza poi di internet in casa non è di stimolo. Di
questi giorni vorrei ricordare, piu' che la cronologia, il lato
emozionale. Trasmettere le propie emozioni non è semplice, come non
lo è far capire l'intensita dei sentimenti che ci portano ad
apprezzare alcune cose e a disprezzarne altre.
Qui siamo a 2600 mt di altitudine e ci
vuole piu' di qualche giorno a che l'organismo si abitui,
specialmente alla mia eta', mi basta fare un piano di scale per avere
il fiatone e lascio immaginare per il resto.
In questi giorni ho avuto modo di
girare per il barrio dove abito e anche in altre zone della citta'.
Pur non percependo nessuna sensazione di pericolo imminente, devo
riconoscere che la nomea di zona pericolosa non è infondata, tutti
sono molto prudenti nel non ostentare qualsiasi segno di ricchezza,
ci sono molti poliziotti in giro e quando si entra nei parcheggi dei
centri commerciali i vigilantes con i cani ispezionano i bauli delle
auto per controllare che non ci siano esplosivi, ma questo credo sia
piu' un retaggio degli attentati attribuiti al narcotrafficante Pablo
Escobar, deceduto ormai da qualche lustro, che ad un reale pericolo
delle FARC ( forze armate rivoluzionarie colombiane), a quanto pare
anche qui c'è la strategia dell'intimidazione del popolo, cerchero'
di documentarmi meglio.
Il rapporto con la mia lei è
idilliaco, a volte sembriamo due piccioncini e questo mi fa bene.
Sono sempre stato un sognatore ed ora mi piace sognare di poter
ricominciare ancora. Non so quanto questo possa apparire sensato e
neppure mi interessa saperlo, ho sempre dato ascolto alle
ragioni del cuore piuttosto che quelle del raziocinio e chissa' che il racconto di avventure non si trasformi in un romanzo rosa.

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