martedì 5 marzo 2013

Otto giorni 40 ore

                         Martedi 5 marzo 2013
Tanto ci ho impiegato e alla fine sono soddisfatto. Certo non è bellissimo e la verniciatura lascia un po' a desiderare, ma per essere il primo mobile interamente progettato e realizzato da solo non c'è male. Dieci ripiani di varie dimensioni, un ripiano grande in alto, uno stipo per riporre scope e secchio, uno per la biancheria da lavare, misure h 2,40 cm. x 1.60 cm. x 30 cm., costo la meta' di uno di pari dimensioni in truciolare. Il lavoro di verniciatura è quello che ha richiesto piu' tempo e alla fine ero proprio stufo, ora  in programma c'è ne un'altro, ma aspettero' qualche giorno prima di iniziare, ho altri lavoretti da fare, primo sistemare il lucernaio da dove entra aria e, a volte acqua.
Potra' sembrare strano che essendo in una citta' nuova, con tanti posti da visitare e cose da scoprire io me ne stia in casa a lavorare, ma è una situazione momentanea questo star solo e in questo momento preferisco non avventurarmi nel caos cittadino senza una guida e non perche' sia timoroso, non mancheranno le occasioni per girare in dolce compagnia. Elvira rientra il 25 marzo e 3 settimane passano in fretta quando si è occupati in faccende piacevoli anche se faticose.
Da quando la mia cuoca personale è in ferie niente piu' cucina colombiana  ma dieta quasi mediterranea, si fa per dire, toast, pasta asciutta, frittatine e succhi di frutta. Mi mancano le pizze, che in Italia mangiavo due- tre volte a settimana, ma mi sto organizzando, se riesco a trovare una piccola impastatrice pane,  pizze e pasta all'uovo a volonta'.




giovedì 28 febbraio 2013

il mobile

Giovedi 28 febbraio 2013

Sono due giorni che ci lavoro e il risultato inizia a mostrarsi. Il progetto è per un mobile da mettere in lavanderia, con il ripostiglio per le scope, secchio, strofinacci, un cassettone per i panni da lavare e vari ripiani da usare come ripostigli, misura h240 x 160. Calcolare le varie misure non è stato diffficile, nell'homecenter dove ho preso il multistrato lo tagliano alla misura richiesta e fanno pagare solo i fogli utilizzati, nel mio caso due da 15 mm misura 122 x 244 e due da 12mm stessa misura, gli scarti li utilizzero' per altri lavori. Le difficolta incontrate nell'assemblare i vari elementi sono state causate dai pavimenti non perfettamente in piano.Domani conto di montare gli sportelli in alto e poi passero' alla verniciatura, tinta ciliegio, la mia preferita.
Ci sono notevoli discordanze nei prezzi delle varie mercanzie, legno, ferramenta, materiale edile, si paga circa la meta' di quanto costa in Italia, come pure i generi alimentari locali. Carissimi invece l'olio di oliva, la pasta, la carta igienica e da cucina, i sacchi per la spazzatura e i prodotti di plastica in genere, non ci sono i pomodori pelati ne la passata di pomodoro, una simile che ho provato ha un gusto dolciastro che ha rovinato il sapore degli spaghetti. In compenso abbonda la frutta e le verdure di ogni tipo, banane, cocco, ananas, mango, papaya, avocado, arance, meloni, platano e tanti altri che ancora non ho assaggiato, tutto a prezzi bassissimi.
Questi giorni esco solo per andare al brico o a prendere qualcosa da mangiare, la mattina passo a salutare la mamma di Elvira che sempre mi offre il tinto ( caffe' ) poi rientro in casa. Per quando avro' terminato il mobile ci sono altri lavoretti che mi aspettano, sembra che quanto a rifinitura gli artigiani colombiani ( o forse solo quelli che hanno lavorato in questa casa ) non siano proprio dei perfezionisti.

martedì 26 febbraio 2013

Sono 59

                                                                            Da venerdi 15 a martedi 26 febbraio 2013

Bogota' è una citta' molto grande ed è come se fossi tornato ai tempi in cui da ragazzo vivevo a Roma, traffico, inquinamento, una moltitudine di gente variegata, gente buona (molta) e gente cattiva ( piu' appariscente ma numericamente inferiore). Un mondo diverso dal nostro, ne migliore ne peggiore, diverso per usi e costumi che sto scoprendo giorno per giorno e che osservo con la curiosita' di un bambino. Per le strade , oltre a una miriade di bancarelle improvvisate dove vendono da mangiare, bibite o dolciumi, si vedono girare carretti trainati da cavalli o da somari che raccolgono cartoni, vetro, plastica e quant'altro. Furgoncini o apecar stracarichi di mercanzie varie, dalle pentole ai mobili, Si vede tanta gente povera, ma anche tanti ricchi, i suv abbondano, come le auto di media e piccola cilindrata nuove, poche le auto malridotte. Il servizio sanitario è privato, si paga un'assicurazione mensile di circa 35 euri, ma è efficente e i tempi di attesa non sono lunghi come da noi. Nonostante ci siano tanti centri commerciali, i piccoli negozi a conduzione familare vanno per la maggiore. Oltre i negozi alimentari, che sono dappertutto, le altre tipologie commerciali sono raggruppate nelle varie vie, una strada sanitari, un'altra elettrodomestici, un'altra ancora meccanici, una gommisti, una carrozzieri e cosi via. La topografia cittadina è semplice, oltre a riconoscere i quartieri  (barrio ) per nome, le strade hanno una numerazione progressiva da sud a nord e da est ad ovest, ancora pero' non sarei in grado di circolare in auto da solo, a guidare nel traffico pero' non mi trovo in difficolta',handicap rispetto a Roma sono le buche e i rallentatori, ma solo in alcune zone.
Sabato, rispolverando riminiscenze udinesi, ho preparato la pizza in casa, con ingredienti simili ma non proprio uguali  sono riuscito a non fare una figuraccia, anzi mi hanno fatto tutti i complimenti (ma forse solo per cortesia )
Domenica a pranzo fuori Bogota', ospiti del figlio di Elvira, Jackson, e di sua moglie. Per me scaloppine di pollo con salsa al formaggio tipo gorgonzola con patata bollita e insalatina di mais carote, per la mia lei bistecchina arrosto e insalatina, gli altri hanno preso pesce ( di fiume). Per il dolcetto siamo andati in un paesino vicino molto carino e tranquillo.
Il 18 è stato il mio compleanno, sono 59, ora davvero sono un giovane vecchietto. Elvira mi ha invitato a pranzo al ristorante in una zona chic (la zona rossa) e poi di sera ha organizzato una festa con cena quasi a sorpresa in casa, invitati la mamma, due dei suoi fratelli, Pablo e Joachin, con le rispettive mogli, due delle figlie con i morosi, e un'amica, Magda, è stata una serata piacevole, tutte persone simpatiche, qualche difficolta con la lingua, capisco buona parte di cio che dicono, ma quanto a parlarla ...solo qualche parola. 
Il resto della settmana scorre tranquilla, fervono i preparativi per la partenza di Elvira per l'Italia il 25, viaggio programmato per  visitare le figlie, che vivono a Udine, e altri parenti, stara via piu' di un mese ma gia' so come occupare il tempo. 
Mi è sempre piaciuto lavorare il legno, cosi, fatto il progettino,  ho comprato il legno, multistrato da 15 mm e sono gia' all'opera.


giovedì 14 febbraio 2013

Museo nacional

 Da domenica 10 a giovedi 14 febbraio 2013
Giornate tranquille di vita casalinga. Di rilevante la visita al parco cittadino e al museo nacional. Il parco è ben curato, ampio, naturalmente con piante tropicali, meta di gite domenicali e festive, ci sono numerosi chioschi di prodotti alimentari tipici, io ho preso un'insalata di frutta. Siamo di pomerigio inoltrato e inizia a fare fresco, il cielo è scuro e minaccia pioggia. Questa escursione non era in programma, siamo in questa zona per altri motivi, e arriviamo al museo quasi all'ora di chiusura, ma decidiamo di entrare ugualmente.
 Il sito è un ex carcere trasformato in museo ed è il piu' antico del  paese, oltre a reperti archeologici ci sono dipinti dal periodo coloniale spagnolo ai nostri giorni con esposte opere di pittori e scultori contemporanei tra cui spicca Botero, nella mia ignoranza artistica rimango colpito dalla bellezza di quanto vedo. Mi colpisce il fatto che tutte le opere esposte non sono protette in nessuna maniera, non temono atti di vandalismo? Data l'ora riusciamo a visitare solamente due sale, ma ci riproponiamo di tornare per visitarlo tutto.
Il quartiere del museo è un mix di grattacieli e case in stile, le strade sono pulite, ma non posso fare a meno di notare la mancanza dei coperchi dei tombini e la mia guida, Elvira, mi dice che purtroppo li rubano con una certa frequenza. Nonostante siamo in un quartiere elegante, i barboni non mancano e ho potuto vederne alcuni che aspiravano i vapori di collanti, o altre sostanze, da bottiglie di plastica, uno spettacolo poco edificante Non manca il solito acquazzone serale , ci rifugiamo in un taxi e ci facciamo riportare a casa.
Dicevo vita casalinga e questa non mi dispiace, Dopo tanti anni per me è una piacevole novita' fare tutte quelle cose che le persone normali fanno tutti i giorni, condividere le cose semplici con una persona che si prende cura di te e della quale tu hai cura, avere la possibilita' di scambiare pensieri e condividere emozioni per la semplicita' della vita, riscoprire il piacere di fare quei lavori che in tutte le case sono indispensabili, arrivare a sera e, anche se non si è fatto nulla di particolarmente insolito, riscoprire il piacere dell'intimita' con la tua lei.  eun co case in stile






mercoledì 13 febbraio 2013

Il tempo vola


                                                  Da lunedi 4 a sabato 9 febbraio
Che caldo, ho spento il condizionatore solo all'alba. Appena svegli il primo pensiero è di andare a fare un tuffo in piscina, presto presto, prima di partire. In questo hotel, vista la scarsita di clienti infrasettimanali, non preparano neanche un caffe'. Ancora una doccia e poi via verso Flandes, sono solo pochi km e anche qui fa un caldo afoso. Elvira mi fa visitare la sua casa, ora affittata, e, dopo aver sbrigato qualche commissione, decidiamo di rientrare a Bogota'. Per il ritorno facciamo un itinerario diverso, meno trafficato, si sale e scende continuamente, siamo sulle Ande, in mezzo ad una foresta tropicale rigogliosa e, a volte, piu' in alto delle nuvole. L'auto avanza a fatica, qui si usa mescolare due tipi di benzina, una a piu' basso numero di ottani, ne consegue un minore rendimento del motore. Il rientro a Bogota' e alla sua frescura è molto piacevole dopo due giorni di afa. Passiamo a recuperare il passaporto dalla cognata di Elvira ed anche qui sono accolto con calore.
In questi giorni ho trascurato la stesura di questo diario/racconto, ma non certo per mancanza di volonta', è che tutte le novita' che sto vivendo fanno si che il tempo voli, la mancanza poi di internet in casa non è di stimolo. Di questi giorni vorrei ricordare, piu' che la cronologia, il lato emozionale. Trasmettere le propie emozioni non è semplice, come non lo è far capire l'intensita dei sentimenti che ci portano ad apprezzare alcune cose e a disprezzarne altre.
Qui siamo a 2600 mt di altitudine e ci vuole piu' di qualche giorno a che l'organismo si abitui, specialmente alla mia eta', mi basta fare un piano di scale per avere il fiatone e lascio immaginare per il resto.
In questi giorni ho avuto modo di girare per il barrio dove abito e anche in altre zone della citta'. Pur non percependo nessuna sensazione di pericolo imminente, devo riconoscere che la nomea di zona pericolosa non è infondata, tutti sono molto prudenti nel non ostentare qualsiasi segno di ricchezza, ci sono molti poliziotti in giro e quando si entra nei parcheggi dei centri commerciali i vigilantes con i cani ispezionano i bauli delle auto per controllare che non ci siano esplosivi, ma questo credo sia piu' un retaggio degli attentati attribuiti al narcotrafficante Pablo Escobar, deceduto ormai da qualche lustro, che ad un reale pericolo delle FARC ( forze armate rivoluzionarie colombiane), a quanto pare anche qui c'è la strategia dell'intimidazione del popolo, cerchero' di documentarmi meglio.


Il rapporto con la mia lei è idilliaco, a volte sembriamo due piccioncini e questo mi fa bene. Sono sempre stato un sognatore ed ora mi piace sognare di poter ricominciare ancora. Non so quanto questo possa apparire sensato e neppure mi interessa saperlo, ho sempre dato ascolto alle ragioni del cuore piuttosto che quelle del raziocinio e chissa' che il racconto di avventure non si trasformi in un romanzo rosa.

Domenica in piscina


                                            Domenica 3 febbraio 2013


                                                 Le camere dell'albergo sono dotate 
sia di condizionatore d'aria che di ventilatore a soffitto e , veramente servono. Anche di notte le temperature sono alte, poco al disotto dei 20 gradi, ed è necessario mantenere almeno il ventilatore acceso. Anche qui le finestre non hanno gli scuri ma solo tendaggi pesanti che non bastano ad impedire alla luce mattutina di entrare e svegliarmi Elvira dorme ancora e io me ne rimango tranquillo in letto ho dormito sette ore, mi sento riposato e un gallo in lontananza mi tiene compagnia. Alle 8 a.m. scendiamo in piscina, siamo soli, un tuffo e l'effetto dell'acqua è corroborante, colazione con succo d'arancia caffe' e un involto, in foglia di platano,di ritagli di pollo, verdure, mais etc etc. Il sole ai tropici picchia forte e io non resisto molto, mi sposto all'ombra, Elvira invece sembra una lucertola e se ne sta al sole. Mi piace stare in piscina, un tuffo, una chiacchierata, una partita a parquet, gioco da tavola tipico colombiano, e il tempo vola . Per pranzo ci rifugiamo in camera a mangiare frutta che ci siamo portati dietro al fresco del condizionatore. Oziare in piscina è molto faticoso e anche noi ci sentiamo in dovere di fare una siesta che dura fino alle 5 de la tarde, mi piacciono questi ritmi di vita. Ci svegliamo affamati e, quasi di corsa ci rechiamo in un locale, che abbiamo adocchiato ieri sera, dove fanno pollo asado, arrosto, con patate bollite ( qui si mangiano con tutta la buccia. Buono ma nulla di eccezionale.Nonostante il caldo facciamo un giro, ma scoperto che non c'è molto da vedere, a parte le tiende, prendiamo una granatina con vari gusti di fruttta, latte condensato e formaggio grattuggiato a decorare, torniamo a ritrovare la frescura della piscina dell'hotel ed è qui che finiamo la giornata

Odio la trippa


    Sabato 2 febraio 2013
Per la prima volta, dalla scorsa estate, ho dormito tranquillamente per tutta la notte senza mai svegliarmi, dalle 23 alle 7,30. Mi sono abituato al cambio di fuso orario, ma credo che la ritrovata stabilita' sentimentale sia la ragione principale di questa serenita'.
Penso sempre con amore ai miei figli, ai parenti e agli amici che sento vicini ancor piu' di quando ero loro vicino. E penso anche alla barca che è stata la mia casa per tanto tempo, quanti bei ricordi. Ma penso anche a tutto quello che ho davanti e questa nuova sfida mi fa sentire piu' giovane.
Per Flandes contavamo di partire presto per evitare il traffico cittadino, ma qui il tempo sembra avere una dimensione diversa, quasi scorresse piu' veloce. Tra alzarci, colazione, valigia, saluti vari, un salto all'ufficio cambi, sono gia' le 11 a.m. e il traffico ce lo becchiamo tutto, piu' di una ora solo per uscire dalla citta'.
In estrema periferia ci fermiamo per visitare un centro residenziale appena costruito. All'interno del condominio c'è un'area dove sono state ricostruite le varie tipologie abitative ed è possibile avere tutte le informazioni. Sono appartamenti dai 30 ai 60 mq. Con 2/3/4 camere piu' salone angolo cottura e 1 o 2 bagni, i soffitti sono alti poco piu' di 2 mt. Praticamente un quartiere dormitorio. I prezzi vanno da 40 milioni di pesos (17.400euri) in su, particolare è che, non essendoci ascensore, il prezzo scende di 2 milioni per ogni piano che si sale. Sicuramente non è un posto in cui vivrei, ma visti i prezzi, potrebbe essere un investimento interessante.
Riprendiamo il viaggio, lungo la strada ci sono diversi cantieri aperti, sia per riparazioni del fondo stradale che per ampliamenti della carreggiata, fuori citta' sembra che gli automobilisti siano piu' disciplinati, il traffico è scorrevole e scendendo di quota si inizia a sentire un aumento della temperatura. Diverse tiende costeggiano la strada e si trova di tutto, piante tropicali, mobili in bambu, frutta e verdure, vasi in terracotta e gastronomie. Ed è in una di queste che ci fermiamo a mangiare, la curiosita' di nuovi sapori mi spinge a sperimentare cibi dai nomi per me esotici e di cui, causa senilita', non ricordo i nomi. Per fortuna Elvira mi asseconda e siamo soliti prendere due pietanze diverse per evitarmi brutte sorprese, ordiniamo una zuppa di non so cosa e un piatto di un non mi ricordo come si chiama. Stavolta sono stato fortunato per meta', la zuppa è un brodo con pezzi di trippa che scopro tale solo dopo averla assaggiata, Elvira inizia a sghignazzare vedendo l'espressione di disgusto dipinta sul mio viso, ODIO LA TRIPPA. Mi consolo con l'altra portata che è un mix di fagioli, riso in bianco, chicharones ( un giorno diro' cosa sono, ora no), carne che assomiglia ai ns filaccioni ma sembra piu' grattuggiata, due tipi di salsiccia, platano fritto.
 Riprendiamo il cammino ma decidiamo di fermarci in un paesino prima di Flandes, a Melgar. Tutta questa è una zona turistica dove gli abitanti di Bogota' vengono a trascorrere i fine settimana, attratti dal clima caldo e dalle numerose discoteche. Ci sono tantissimi alberghetti, tutti rigorosamente con piscina, qui non esiste riscaldamento e nemmeno acqua calda, tiende di ogni tipo ma soprattutto di gastronomia. Essendo ai tropici il clima è tropicale, ovvio, ma qui siamo a bassa quota, in una conca circondata da montagne e senza brezze rinfrescanti l'afa inizia a farsi sentire, sono le 3 p.m. e c'è poca gente in giro, probabilmente sono tutti a mollo in piscina. Troviamo un alberghetto dal nome altisonante “ Miami “ e qui , al momento della registrazione, panico assoluto, non trovo il passaporto, dimenticato all'ufficio cambi di Bogota'. Fortuna vuole che Elvira ha una cognata in gamba che , nonostante l'ufficio chiuso, riesce comunque a sapere che il mio passaporto è in custodia nell'ufficio. Andra' a recuperarlo lunedi mattina.
Superata la paura e deposti i bagagli andiamo a bere una cerveza muy fria e a passeggiare per la via principale. Per cena arepas, che è un fagottino farcito con prosciutto cotto, pollo, formaggio, funghi e quant'altro. Le discoteche sono piu' che altro mini discoteche e in alcune sia la pista che i tavoli sono semi sommersi e si sta con l'acqua sino ai polpacci. La serata e trascorsa tranquilla, siamo stanchi e torniamo in albergo. Doccia e poi a nanna.

martedì 12 febbraio 2013

Il museo dell'oro di Bogota'



           Venerdi 1 febbraio 2013
Nottata insolita per molti versi. La stanchezza accumulata in quest'ultimo periodo e anche la tensione per tutte queste novita' non mi consentono un sonno tranquillo, mi sveglio piu' volte durante la notte e ancora non ho piena consapevolezza di quello che mi sta accadendo. Sembra di vivere come in un sogno ma non nel senso estatico del termine, è tutto come ovattato.
Da ieri nulla potra' essere piu' come prima, le decisioni prese hanno deviato il corso della mia vita e sono affascinato e intimorito dall'idea dell'imprevedibilita' del futuro.
Ci alziamo alle otto, oggi in programma, oltre ad altro, c'è la visita al museo dell'oro. Sara' il mio primo vero contatto con questa megalopoli di circa dieci milioni di abitanti.
Colazione con succo di papaia, caffe'e tartine con formaggio, doccia veloce e via.
Per gli spostamenti in citta' non è consigliabile l'auto, meglio i mezzi pubblici, i taxi hanno tariffe piu' che ragionevoli e ce ne sono tantissimi. Naturalmente sono confuso sulla topografia cittadina, so solo che da casa al museo impieghiamo piu' di mezza ora e fortuna che non c'è traffico. Il taxi è un'auto di piccola cilindrata, tipo fiat panda, e l'autista guida da schifo, accellerate, brusche frenate, sterzate improvvise, sembra di stare sulle montagne russe, un tormento, Elvira dice che gli autisti piu' giovani guidano meglio, staremo a vedere. La corsa costa novemila pesos (circa quattro euri) poco piu' del biglietto del bus per due persone. Da come tutti guidano, sembra di essere a Roma o a Napoli, non c'è molta disciplina, e anche se le autorita'sono molto severe con chi commette infrazioni sembra che la cosa non abbia molta importanza.
Il museo è in uno stabile a sei piani, di cui due interrati, gli interni sono rivestiti in marmo, nel piano primo (terra) c'è l'atrio con la cassa (seimila pesos per l'ingresso), gli ascensori e le scale che condcono ai piani.
Al secondo inizia l'esposizione che, con un percorso obbligato, propone sia attraverso filmati che con didascalie nelle opere esposte la storia , dal diecimila A.C. al ventesimo secolo, e l'evoluzione di oro argento rame e manufatti. Nei vari reparti si trovano esposti reperti di origine prevalentemente funeraria, collane, anelli, bracciali, gambali, pettorali. Ci sono maschere statuine, vasi e piatti in terracotta di uso comune. La maggior parte degli oggetti sono di fattura semplice. La porta della camera blindata, che protegge gli oggetti di maggior valore,è impressionante, tutta in acciaio ha uno spessore di cinquanta cm. e il retro in plexiglass mostra sbarre di venti.
Viene male a pensare quanto i colonizzatori spagnoli abbiano derubato alle popolazioni indigene e questa è, purtroppo, una storia che si ripete anche ai nostri giorni, solo che ora non si chiamano piu' colonizzatori ma esportatori di democrazia.
I due piani interrati ospitano le mostre temporanee, in questo periodo c'è quella su gli indiani del nord america. Sono soddisfatto, è una struttura che vale la pena visitare.
Vicino al museo c'è il palazzo presidenziale. Gia' avvicinandosi alla piazza antistante si nota la presenza massiccia delle forze di polizia. É possibile anche visitare il palazzo del presidente, ma solo previa prenotazione, noi ci limitiamo a percorrerne il perimetro che è proprio blindato, per due volte ci chiedono di mostrare il contenuto della borsa che portiamo con noi. Esattamente come da noi, il potere deve sempre mostrare al popolo la sua forza.
Qui in centro è pieno di negozi, non piu' tiende, ma nello stile occcidentale e consumistico, presenti numerose marche importanti, anche italiane.
Per pranzo c'è l'imbarazzo della scelta, devo assaggiare tutto, oggi è la volta di una insalata di frutta, un mix di fragole banane e altri, di cui prima o poi imparero' i nomi, affogato nello yogurt.
Con un taxi torniamo nel nostro quartiere che si chiama barrio Monjes , vicino casa c'è un internet point e ne approfitto per rispondere alle email che trovo numerose.
Prima di rientrare passiamo a salutare la mamma di Elvira, è una signora di 75 anni e anche se possiamo scambiarci solo poche parole per via della lingua, mi sorride sempre. Elvira rimane a chiacchierare con sua mamma, io rientro in casa, sono in ritardo con il diario e, anche se non ho ancora internet, voglio prendere appunti per il blog. Scrivendo il tempo vola, si sono fatte le otto quando Elvira rientra con la cena gia' pronta preparata da sua mamma, riso in bianco, che non manca mai, e pesce rimasto da ieri, ma che oggi è ancora piu' gustoso.
 Andiamo a letto presto, stanchi della lunga camminata durata sette ore. Il fine settimana che inizia domani contiamo di trascorrerlo a Flandes, Elvira vuole mostrarmi la casa che ha li e vedere se mi piace il posto

lunedì 11 febbraio 2013

Sono di nuovo on line ( da Bogota')

                          Giovedi 31 gennaio 21013
Viaggio tranquillo, l'imbarco mezza ora prima della partenza. Anche su questo aereo della Avianca i sedili sono comodi, un po meno spaziosi ma comodi. Il volo è durato poco piu' di quattro ore, tra un pisolino e l'altro, guardo un film in spagnolo. I monitor sono posizionati nel retro del sedile di fronte e con le cuffie ognuno puo' scegliere cosa guardare, ci sono 4 film, la radio, un canale per le informazioni sul volo, un catalogo con articoli che si possono comprare a bordo e un'altro che non mi ricordo. Per la prima volta ho visto sorgere il sole da sopra le nuvole, uno spettacolo unico, i colori dell'alba su di un soffice manto di banbagia. Per contro, dato il cielo coperto, non ho potuto vedere Bogota' dall'alto e non posso fare un raffronto con Mexico city, ma so che anche qui ci sono tanti milioni di abitanti e, di conseguenza la citta' è enorme. Nonostante siano le due di notte la hostess ci servono un vassoio con, un panino caldo soffice con formaggio e prosciutto cotto,una ciotolina di verdure cotte, un mini panino tipo olio, un mini dolcetto alle mandorle, bibita a scelta e caffe' di cui ho fatto a meno. Sono gia' abbastanza giorni che dormo poco per assumere bibite eccitanti. Si arriva puntuali, l'aereoporto è grande e ancora stanno facendo ampliamenti, i controlli sono meno severi di come mi aspettavo vista la reputazione del paese, in Mexico praticamente ti fanno la radiografia anche quando esci.
Ad aspettarmi trovo lei, Elvira, mi sorride attraverso il vetro che ancora ci separa e io di rimando. Non e' cambiata molto da quando ci siamo burrascosamente lasciati sei mesi fa, ha perso peso ed ha acccorciato i capelli. Recupero la valigia, all'uscita solo un abbraccio timido da parte di tutti e due, ci comportiamo come se nulla fosse ma credo che anche lei sia emozionata come me, anche se non vuole darlo a vedere. Abbiamo un sacco di cose di cui parlare e il tempo non ci manchera'. Prendiamo un taxi, per il momento saro' suo ospite.
Bogota' è suddivisa in otto classi “ sociali” e anche i quartieri risentono di queste suddivisioni, nel quartiere dove abita siamo al “terzo” livello. Sono per lo piu' abitazioni a due o tre piani, per loro tre o quattro perche' il pianoterra e' considerato come primo piano, la maggior parte sono ben rifinite, e tante utilizzano il pianoterra ( primo ) come tienda, altre come garage. Le strade sono pulite ma poco curate nella pavimentazione stradale, ogni tanto l'autista devia per evitare qualche buca, il traffico è caotico come in tutte le grandi citta'.

 Arriviamo a casa sua, e' una palazzina a quattro piani ( pianoterra conta come primo ) lei occupa primo terzo e quarto.
L'ingresso e' attraverso un cancello e una porta che immettono in una stanza di tre metri per sette che e' usata come garage per l'auto, ma all'occorrenza, essendo molto ben rifinita, come sala per le feste con i familiari, una scala abbastanza stretta conduce al terzo piano dove c'e' un salone con angolo cottura, un bagno con doccia e un ripostiglio. Una scala a chiocciola sale fino al quarto piano, un lucernario lascia passare luce in abondanza per illuminare la scala, uno stanzino utilizzato come lavanderia, la stanza da letto è grande ed illuminata da un'ampia vetrata a tutta parete, come nel salone. Elvira mi aveva sempre descritto la sua casa come bellissima e devo dire che non ha esagerato, è molto ben rifinita e i mobili sono di classe, mi piace.
Non sono stati necessari molti chiarimenti, è stato tutto cosi naturale, come se questi mesi che abbiamo trascorso separati fossero stati annullati. Ci siamo resi conto che i motivi che ci avevano portati alla rottura non erano in fondo cosi importanti. I momenti felici trascorsi insieme sono stati molto piu' appaganti che non i disagi caratteriali. Dovremo imparare tutti ad essere meno orgogliosi, piu' umili e soprattutto a non credere che la nostra possa essere l'unica verita' possibile.
Nella casa adiacente vive la mamma di Elvira, sua omonima, la senora Elvira e suo fratello Pablo, mi accolgono tutti molto cordialmente.



La giornata vola tra una chiacchierata, visita parenti, disfare la valigia , orientarmi in questa nuova casa. Di sera sono cosi stanco che, una volta a letto faccio fatica ad addormentarmi.

mercoledì 30 gennaio 2013

Colombia arrivo

Mercoledi 30 gennaio 2013
Oggi sara' una giornata di lunghe attese e per giunta mi sono svegliato anche prima del solito presto. Alle 5 avevo gia' gli occhi spalancati, è ancora buio, mi rigiro nel letto cercando una posizione che mi riconcili il sonno ma è inutile. Se penso a quante volte mi è capitato di dovermi alzare pur non avendone voglia, capita a tutti, anche se a dire il vero negli ultimi quattro anni mi è accaduto di rado. E' maledettamente presto, presto per la colazione, presto per la doccia, presto per la valigia, presto per tutto. Fortuna che ho il pc e posso collegarmi in rete o fare i solitari, di guardare un'altro film proprio non ne ho voglia. Bene o male il tempo passa, riesco anche a parlare con Roby, skype oggi funziona male e facciamo in tempo solo a scambiare qualche frase smozzicata, ma almeno ci siamo salutati. parlo anche con Bogota e lei mi sta aspettando.
Alle 10,30 prendo un taxi per l'aereoporto e arrivo con una ora di anticipo sulle tre ore di anticipo previste per l'imbarco e da adesso sara solo questione di pazienza.
L'aereoporto è grande, lindo, funzionale, ho letto da qualche parte che per il secondo anno consecutivo è stato eletto miglior aereoporto del mondo, certo che è frequentatissimo, i voli si susseguono incessantemente. Qui, nell'area attesa è pieno di negozi che si definiscono dutyfree ma, mi pare, i prezzi sono piu' da boutique, alcoolici e sigarette costano un po meno che da noi, ma piu' di quanto costano a Cancun. Il solito sfruttamento del turista, il viaggio è a basso costo, ma poi, se non stai attento, ti spennano come un pollo.
Finalmente chiamano per il volo, saliamo e... sorpresa , l'aereo ha i posti a sedere a misura di uomo normale, lo spazio è piu' del doppio rispetto alla tradotta che ci ha portato qui, in ogni fila ci sono solo sei sedili invece di otto, evviva posso allungare le gambe.
Sicuro diretto Cancun Bogota', la rotta che sto seguendo è: partenza da Cancun alle 15,40 arrivo a Mexico city alle 17,55 sosta fino alla 1,55 e arrivo a Bogota' alle 6,50 del mattino, giusto in tempo per la colazione, uno spasso no? Se fosse stato diretto avrebbe impiegato meno di quattro ore, cosi tra voli e sosta sono 18 ore.
Mexico city, vista dall'alto, appare come una distesa interminabile di case, è impressionante, ci sono piu' di 11 milioni di abitanti e problemi quanti se ne vogliono.
L'aereoporto non è da meno, arriviamo agli scali nazionali e per andare in quelli internazionali, che si trovano sul lato opposto, si prende un trenino che viaggia su monorotaia e che per fare il tragitto impiega piu' di 5 minuti. Qui, oltre i consueti ristoranti c'è anche un hotel Hilton, ma anche una sfilza di negozietti che vendono cibo, dai piatti tipici locali alla pizza passando per panini alla macdonald e al sushi. Stasera ho cenato con un 2 de pastor y arracherainn che consiste in schiacciatine di mais con trancetti di carne, un po di kebab, verdure sconosciute come è sconosciuta la salsa bincastra e piccante che l'accompagna, pomodorini e cipolla tagliati a cubetti e una ciotolina di formaggio indefinito e untuoso, da bere un succo di frutta, rosso, dolce e dichiaratamente allungato con acqua. Il tutto , diciamo, mangiabile.
Ora sono in un internet caffe' ed è quasi ora dell'imbarco, per ora pubblico il post cosi com'è, senza foto e correzioni, lo faro appena possibile
Hasta luego a todos


martedì 29 gennaio 2013

museo maya

          Martedi 29 gennaio 2013
Finalmente ho dormito qualche ora in piu', ma solo perche' mi sono addormentato prima. La sveglia è sempre all'alba ed è troppo presto per alzarmi rimango ancora a letto, mi mancano i libri che ho lasciato in barca, sarebbero stata un'ottima compagnia e non mi sono ricordato che su una chiavetta mio cognato Mario  ne ha caricati circa 5.000 di libri.
 Smanetto un po' sul computer rispondo alle email, in particolare al mio amico Mimmo detto " Caio Gregorio er guardiano der pretorio" che piu' o meno  giustamente mi ha dato dell'asino, giudizio condiviso da chissa quanti altri, ma tant'è.
Stamattina ho deciso di andare avisitare il museo Maya de Cancun e per l'occasione mi sono vestito da peones, il travestimento deve aver funzionato perchè trattando il prezzo della corsa il tassista e sceso di ben 20 pesos e anziche' 150 ne ho pagati 130

Sono in anticipo, l'apertura è alle dieci, guardo in giro qui in zona hotelera tutto è lindo e ben curato nulla a che vedere con il centro citta', che pure è pulito, qui si respira aria di ricchezza con tutti questi mega alberghi fronte mare con   spiagge private e vigilanza armata.
L'ingresso al museo costa 57 pesos, poco meno di 4 euri, si percorre una rampa circolare all'aperto per arrivare alle due (sole ) sale dell'esposizione. Qui ci sono esposti reperti di arte maya per lo piu' di origine funeraria, maschere. vasi, ciotole, qualche statuina, due scheletri, un teschio, alcuni bassorilievi.
Il giro completo impegna poco piu' di una ora e ho letto anche le descrizioni in spagnolo dei pezzi piu' importanti. Oltre alle sale si  visita anche il sito archeologico l'ambiente è suggestivo in quanto si passeggia in un sentiero tra la vegetazione tropicale, tanti tipi di piante e alberi tra cui uno da cui dipartono rami verso il basso e  con,  al posto delle foglie,  radici.
A parte una mini piramide, alta forse 10 metri, trovo solo ruderi di poca importanza, ma sotto gli alberi si sta al fresco, non ho null'altro da fare e cammino molto lentamente, impiego quasi una ora per un percorso che a passo normale si puo' fare in 15 minuti.
Non sono pienamente soddisfatto da questa visita, mi aspettavo di meglio.
All'uscita mi aspetta un sole muy caliente, oggi il cappellino c'è, oltre al museo c'è poco da vedere, faccio un giro, si vedono due mega alberghi dal lato mare e senza possibilita' di accesso alla spiaggia, dal lato della laguna una banca, un ufficio cambi, un circolo privato con imbarcazioni a motore all'ormeggio con la possibilita' di andare a vedere i coccodrilli per soli 600 pesos e un mini market, dove per 35 pesos prendo una torta al prosciutto cotto e formaggio e un bottiglietta di acqua naturale, particolare curioso sono da 600ml invece di 500.
Non c'è altro da vedere, fa caldo e prendo un taxi per tornare dalle parti della posada, il tassista all'andata mi aveva gia' avvisato che per il ritorno avrei speso di piu', infatti questo di pesos ne vuole 200.
Sembra che per andare via da posti importanti costi piu' che entrare, lo stesso mi è accaduto all'aereoporto.
La posada e' vicina ad una strada molto trafficata, avenida Tulum, oltre a quelli di ricordi per turisti ci sono gli stessi negozi che si trovano in tutte le periferie di citta', io non amo particolarmente gironzolare per negozi, per cui me ne torno in camera, ho gia' mangiato e  non ho altro da fare, metto su un film e dopo 10 minuti gia' dormo.
 Mi danno la sveglia , dopo due ore, i vicini con il loro vociare, la camera dove alloggio da su una sala comune in cui c'è la televisione e una specie di cucinino, qui ci si riunisce, alcuni parlano in spagnolo altri in inglese e capisco ben poco di quello che dicono.
Le ore trascorrono veloci tra una telefonata in Colombia, il cui costo con skype è di 9 cent al minuto, e internet.
Non ho voglia di uscire, me ne sto qui tranquillo, magari mi guardo un'altro film.
Domani si parte e il resoconto del viaggio sara' minimo tra due giorni, dipende se riesco subito a collegarmi in rete, per cui se non mi vedete non preoccupatevi, sicuramente staro' meglio di voi